La Storia

Il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti trae parte delle sue origini storiche dal 4° Reggimento Alpini, costituito nel 1882, che nel tempo ha inquadrato gloriosi battaglioni fra i quali quello sicuramente più famoso è il leggendario Battaglione Autonomo Sciatori  “Monte Cervino”, erede dell’omonimo reparto che era stato mobilitato nel 1915 ed aveva combattuto nella Grande Guerra sul Pasubio, sul Vodice e sull’Altipiano di Asiago, per poi essere disciolto nel 1919. Il “Monte Cervino” venne ricostituito come Battaglione Autonomo Sciatori nel dicembre 1940 in seno alla Scuola Centrale Militare di Alpinismo di Aosta a seguito di specifiche direttive dello Stato Maggiore, che aveva individuato l’esigenza di formare Unità speciali con compiti di ricognizione veloce su terreni impervi. Per potervi accedere era necessario essere abilissimi sciatori, volontari e scapoli (il che la diceva lunga sul tipo di operazioni che si ipotizzava dovessero essere compiute), condizioni che dovevano essere soddisfatte anche da cappellani e personale medico. Nel neocostituito Battaglione Sciatori confluirono molti elementi dei tre reparti d’élite della Scuola: il Btg.“Duca degli Abruzzi”, il Reparto Autonomo “Monte Bianco” e il nucleo Pattuglie Sci-Veloci, che erano stati sciolti dopo aver combattuto sul fronte occidentale nel 1940.
Il “Monte Cervino” venne immediatamente impiegato nel Secondo conflitto mondiale sul fronte greco-albanese dove si dissanguò combattendo sul Mali Trebishines, sul Mali Scindeli e sul Golico. Sciolto al termine delle operazioni su quel fronte, fu nuovamente ricostituito nell’ottobre del 1941- ora inquadrato nel 4° Rgt. Alpini- per partecipare alla campagna di Russia. Primo reparto alpino a giungere in quel teatro, Il Cervino venne impiegato per tutta la campagna come unità di pronto impiego, con una permanenza in combattimento maggiore di tutti gli altri reparti. Dotati di una combattività non comune, i “Cervinotti” si guadagnarono sul campo, da parte dei sovietici, il soprannome di “Satanas Bjieli” (“Diavoli bianchi”). Il Cervino fu per la seconda volta praticamente distrutto e si meritò, unico fra i battaglioni dell’Esercito Italiano, la medaglia d’Oro al Valor Militare. Sarà disciolto definitivamente nel settembre 1943.

Gli Alpini Paracadutisti

Nell’immediato dopoguerra, nell’ambito delle Truppe Alpine, viene sentita l’esigenza di costituire nuovamente unità speciali in grado di sfruttare nuovi sistemi per dispiegarsi rapidamente in zone impervie. Sulla base dello sviluppo delle operazioni per via aerea effettuate durante il precedente conflitto -la cosiddetta “terza dimensione”- fu costituito a Bressanone il 1° settembre 1952, in seno alla Brigata alpina “Tridentina”, il primo plotone di Alpini Paracadutisti al comando del Tenente Claudio Baldessari. Successivamente si creeranno i relativi plotoni di Alpini Paracadutisti in ogni Brigata Alpina: “Julia”, “Taurinense”, “Cadore” e “Orobica”. Dopo un preliminare addestramento di 4 settimane presso il Centro di Paracadutismo a Viterbo (e successivamente, dal 1957, a Pisa) per conseguire il brevetto di lancio, il personale veniva addestrato alla specializzazione su sci e in roccia, affidata alla capacità dei quadri istruttori. Le successive escursioni estive e invernali avevano luogo lungo tutto l’arco alpino e, in certe occasioni, anche sugli Appennini. Il primo lancio in montagna venne effettuato dagli Alpini Paracadutisti della “Tridentina” sul ghiacciaio del Ruitor, in Val d’Aosta, a 3000 metri di quota.

Dopo un preliminare addestramento di 4 settimane presso il Centro di Paracadutismo a Viterbo (e successivamente, dal 1957, a Pisa) per conseguire il brevetto di lancio, il personale veniva addestrato alla specializzazione su sci e in roccia, affidata alla capacità dei quadri istruttori. Le successive escursioni estive e invernali avevano luogo lungo tutto l’arco alpino e, in certe occasioni, anche sugli Appennini. Il primo lancio in montagna venne effettuato dagli Alpini Paracadutisti della “Tridentina” sul ghiacciaio del Ruitor, in Val d’Aosta, a 3000 metri di quota.

Stemma Compagnia 1964

Nel 1984, a traguardo di sforzi conseguiti negli anni, inizia a costituirsi in seno alla Compagnia un gruppo di ufficiali e sottufficiali abilitati al lancio con la tecnica della caduta libera (TCL) per migliorare le capacità di infiltrazione in terreni montani e impervi.
Alla data del 1° gennaio 1990 il reparto, di lì a poco trasferito nella sede di Appiano, riceve il nome di Compagnia Alpini Paracadutisti “Monte Cervino”, divenendo così ufficialmente erede delle tradizioni acquisite dall’omonimo leggendario Battaglione Autonomo Sciatori. Con un aumento di organico dettato da esigenze operative, il 14 luglio 1996 la Compagnia “Monte Cervino” viene trasformata nel Battaglione Alpini Paracadutisti “Monte Cervino”, di cui va a costituire l’ossatura portante. La dipendenza d’impiego del reparto, rientrato con sede a Bolzano, rimarrà la stessa anche dopo che il 4° Corpo d’Armata Alpino verrà riconfigurato come  Comando Truppe Alpine.
Il 28 novembre 1996 all’unità di nuova formazione, con Decreto Presidenziale, verrà concessa la Bandiera di Guerra.

Stemma Compagnia 1990

I Ranger

A partire dal 1999, sulla scorta di specifiche direttive dello Stato Maggiore Esercito, viene implementato il progetto “Ranger” che prevede la trasformazione progressiva degli Alpini Paracadutisti- unità d’élite ora alimentata, tra le prime, con Volontari in Ferma Breve ed in Servizio Permanente- in prima unità “Ranger” dell’Esercito Italiano. Il Battaglione entra quindi a far parte delle Forze per Operazioni Speciali (FOS) dell’Esercito e viene ridenominato Battaglione Alpini Paracadutisti “Monte Cervino” (Ranger).
Un iter formativo della durata di oltre un anno costituisce selezione ed addestramento per conferire la necessaria capacità ad operare in qualsiasi ambiente per la condotta di azioni dirette in profondità, l’esecuzione di compiti di fanteria leggera e la capacità di fronteggiare esigenze operative improvvise. Gli aspiranti devono superare prove fisiche per accedere all’iter qualificativo e solamente il superamento con esito positivo del corso di paracadutismo e del duro “Corso di qualificazione Ranger” consentono l’accesso definitivo e completo all’Unità.
Il 25 settembre 2004, per un ulteriore cambio di organico, il Battaglione “Monte Cervino” va a formare la componente operativa del neocostituito 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, al quale viene consegnata la storica bandiera del 4° Reggimento Alpini decorata di 2 Medaglie d’Oro al Valor Militare, 9 Medaglie d’Argento al Valor Militare, 1 Medaglia di Bronzo al Valore Militare, nonché di una Medaglia d’Argento al Valor Civile, di una Medaglia d’Argento di Benemerenza e di 1 Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia.

Il  4° Rgt. Alp. Par., nella sua nuova fisionomia, oltre a svolgere i compiti della fanteria leggera in operazioni ad alto rischio, viene preparato a pianificare, organizzare e condurre operazioni speciali come unità FOS, operando di norma a livello di plotone/compagnia in modo complementare alle Forze Speciali.
Il Reggimento dal gennaio 2011 è stato trasferito nel complesso caserme “G.Duca” in Montorio (VR) e dal 1° luglio 2014, pur rimanendo un reparto a connotazione alpina, non dipende più dal Comando Truppe Alpine, ma dal COMFOSE, il Comando delle Forze Speciali dell’Esercito.

Composto esclusivamente da personale volontario altamente addestrato ed equipaggiato, il 4° è delegato a compiti militari di sensibile valore strategico/tattico. La prerogativa del personale è soprattutto quella di essere paracadutisti in montagna, unendo il meglio delle competenze operative delle due specialità, Alpini e Paracadutisti; ne derivano spiccate capacità di ricognizione a lungo raggio, elevata mobilità in contesti artici/montani, ottime capacità esploranti e di acquisizione obiettivi, oltre che per azioni in profondità e per utilizzi improvvisi a brevissimo allertamento. I candidati al reparto, frequentemente impiegato in aree di crisi, vengono scelti attraverso un iter molto selettivo della durata di due settimane e formati attraverso un lungo ciclo addestrativo della durata di oltre due anni.
Il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti è un eccezionale concentrato di efficienza, esperienza e prontezza, concepito ed addestrato per operazioni in profondità su obiettivi di elevato valore operativo e strategico e rappresenta una forza rapidamente impiegabile e un sicuro fattore di potenza da indirizzare oculatamente su obiettivi altamente remunerativi. Per queste sue eccezionali qualità, il 4°, nel 2018, è stato elevato al rango di Forza Speciale vera e propria (TIER 1) con compiti anche di azioni dirette non convenzionali in ambienti controllati dal nemico e contro obiettivi strategici.
Nel settembre 2019 è entrato nell’organico del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti un battaglione aggiuntivo, configurato come battaglione addestramento e supporto operativo, che ha preso il nome e le tradizioni del Btg.”Intra”, reparto già appartenuto al 4° Rgt. Alpini e disciolto alla fine del Secondo conflitto mondiale.

FREGIO E MOSTRINE DEGLI ALPINI PARACADUTISTI

Il fregio degli Alpini Paracadutisti è sempre stato, come anche è oggi, il fregio comune agli Alpini, introdotto nel 1912: un’ aquila ad ali spiegate rivolta a sinistra, per chi guarda, poggiante su una cornetta sotto la quale si incrociano due fucili. Unica variante è che, sin dalla costituzione del primo Plotone Paracadutisti in seno alla Brigata Alpina Tridentina nel 1952, gli Alpini Paracadutisti hanno inserito nel tondino centrale del fregio, al posto del previsto numero reggimentale, un piccolo paracadute metallico dorato. Quest’ultimo è stato poi sostituito nel tempo con la “pulce” (paracadute oro su fondo blu) attualmente in uso.

Come mostrine, gli  Alpini Paracadutisti hanno utilizzato fino alla seconda metà degli anni ’80 del XX secolo,  le normali fiamme verdi degli Alpini introdotte nel lontano 1883, nelle varie versioni in panno, vipla, plastica e metallo che si sono succedute fino all’ultima versione- in metallo nichelato e smalto in uso tutt’oggi.

Le attuali mostrine composite, con le fiamme verdi degli Alpini caricate però di gladio alato come tutte le mostrine che contraddistinguono le Aviotruppe, furono introdotte attorno alla fine del 1986- inizialmente in via non ufficiale per essere poi ufficialmente approvate nel 1994, con il Foglio d’Ordini n° 12 del 30 ottobre di quell’anno.

Attività sportive e di Rappresentanza

Anche a livello sportivo, grazie al Gruppo Sportivo costituitosi nel 1967 in seno all’allora Cp. Alp Par.(una delle società sportive più anziane dell’Alto Adige), gli Alpini Paracadutisti hanno sempre raggiunto eccellenti livelli di prestazioni e risultati di ottima taratura sia in gare militari sia civili.
La tradizione è continuata poi con gli uomini e le donne del Battaglione e del Reggimento che hanno infatti partecipato e partecipano a numerose attività sportive conseguendo risultati di assoluto valore anche in ambito internazionale: ricordiamo la partecipazione al “Trofeo Mezzalama” negli anni 1997, 1999, 2005 e 2007, alla “Patrouille des Glaciers” nel 2000, ai Campionati Inglesi di Sci negli anni 1999-2000 ed alla Marcia Internazionale Militare Sudafricana negli anni 1994, 1995 e 1996 (in quest’ultima manifestazione, la squadra degli Alpini Paracadutisti è arrivata al primo posto nelle prime due edizioni).

Il Reggimento intrattiene poi ottimi rapporti con la comunità e le autorità locali e varie organizzazioni civili, in particolare con le associazioni di Alpini e di Paracadutisti in congedo. Una particolare vicinanza è con le famiglie dei caduti degli Alpini Paracadutisti, per i quali è celebrato annualmente un Memorial Day, momento di ritrovo per ricordare formalmente quanto di positivo fatto dal personale che è “andato avanti”. E i “Cervinotti” del Btg. Autonomo Sciatori vengono ricordati con la presenza del personale del Reggimento in occasione del loro raduno annuale alla cappella dedicata al Battaglione, a Cervinia.
Il Reggimento intrattiene poi rapporti con docenti universitari provenienti da Verona e Milano e con personale militare in congedo, per affrontare analiticamente problematiche militari quali la leadership, la motivazione del personale, per informare i Ranger sulla situazione politico-strategica riguardante le aree d’impiego operativo o semplicemente per ricordare figure encomiabili che hanno fatto parte del passato del “Monte Cervino”.