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Che cosa resta della vecchia segnaletica militare?

Che cosa resta della vecchia segnaletica militare? – Difesa Online (di Gianluca Celentano) 02/02/21

Il vasto tema della segnaletica veicolare affonda le sue radici nella storia e rischia davvero di mandarci fuori strada rispetto al tema militare centrale. Rimane comunque un’evoluzione interessante e complessa, oggi in parte sostituita da un navigatore digitale che ci suggerisce le strada, ma è bene ricordare che i conducenti professionisti, un po’ come i militari, prediligono le vecchie mappe cartacee che sembrano non tradirti mai, e forse un motivo ci sarà.

La pratica dell’ingegneria e delle normative in vigore durante l’Impero romano oltre a farsi apprezzare si sono tramandate in diversi campi fra cui quello della viabilità dei vettori a cavallo e dei viandanti oltre a quello militare. È stato però il ‘900 il secolo in cui alle utili “pietre miliari romane” si sono affiancate necessarie indicazioni per il nascente e complesso traffico privato.

Le prime normative italiane ebbero origine durante il regno sabaudo con la legge Ricasoli del 1865 – legge per l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia – a cui seguì durante il ventennio un’altra ottimizzazione della circolazione che introdusse una legislazione anche per le targhe. Riporta invece la data del 1959 il “Testo Unico sulla circolazione stradale”, la riforma che ha permesso durante il boom economico di patentare milioni di italiani sino all’emanazione del nuovo Codice della Strada nell’aprile 1992, D.L. 285. Qui, oltre a normative e regole, si sono aggiunti diversi punti legati alla sicurezza e alla catalogazione degli utenti della strada nonché una classificazione a livello europeo. Seppur ogni anno ci siano variazioni di norme sul codice, il recepimento delle normative del ‘92 è avvenuto gradualmente e con investimenti importanti, aggiornando sempre più le segnaletiche con le regole comuni della UE.

La normativa militare

Molti di voi ricorderanno un disco giallo riportante un numero posto anteriormente ai mezzi pesanti, ruotati o cingolati pronti e allineati magari prima di una partenza in colonna per un campo. Questo è un primo dettaglio relativo a una sporadica segnaletica speciale rimasto vivo nei ricordi del militare, insieme al caratteristico rettangolo giallo posto fuori dalle caserme e rappresentato da un soldato armato di fucile e la scritta “Zona militare limite invalicabile”. Un ricordo forse legato alle tante guardie che avete montato durante la leva…?

Credo sia doveroso riconoscere per obbiettività la solerzia con cui la segreteria del sottosegretario al Ministero delle infrastrutture e trasporti, ha risposto in un solo giorno al nostro giornale fornendoci alcuni aneddoti che vi illustreremo.

Infatti seppur oggi quasi estinte, esistono segnaletiche stradali speciali a utilizzo militare che dal 2010 sono disciplinate dal Codice dell’ordinamento militare, D.L. 66 del 2010 art 237. Una normativa che in realtà era contenuta nell’art. 38 comma 11 del Codice della strada del 1992, un decennio per certi versi traumatico per le nostre FF.AA che ha rappresentato una sostanziale e necessaria riforma di metodo organizzativo/strutturale, nonché operativo e con un target preciso anche sui mezzi e le loro funzioni.

La segnaletica militare

L’impiego massiccio di prescrizioni e segnalazioni, ha avuto impiego durante i due conflitti mondiali, quando i nostri mezzi militari muovevano all’interno del territorio italiano per altro bersagliato dal nemico, compresi i ponti. Nonostante il testo sia complesso e redatto in burocratese, non si evince che ci sia stata una cancellazione di questi simboli ma sicuramente sono sfumati giungendo al termine della guerra fredda. Attualmente la normativa sulle “strade militari” tratta sostanzialmente concetti demaniali e giuridici anche se esiste ancora la possibilità di militarizzare delle strade anche non di proprietà della Difesa.

Saranno forse i costi?

Nei punti fondanti dell’art 237 riportati nel D.L. 66, è inoltre scritto che l’elenco delle strade militari è non è pubblico e l’Ente proprietario è la Regione militare d’appartenenza.

Oltre alle strade riservate esclusivamente al traffico militare, ci sono quelle aperte al pubblico dove la manutenzione è a carico della Difesa e dei comuni interessati al passaggio. Viene da pensare in un periodo non certo florido per i fondi alla Difesa, dove anche la geopolitica è cambiata, che questi spazi (cartelli compresi ovviamente) siano stati in parte affidati dal demanio militare a quello civile, anch’esso però non certo messo molto bene a livello locale.

Forse senza per forza dover entrare in una caserma, o in aree chiaramente militari come a La Maddalena, potremmo trovarci su un area militare senza neppure saperlo?

Segnali e classe di ponte

Il CdS del ‘92 al quale ogni veicolo (militari compresi) si deve attenere, è già completo di ben 120 segnali di prescrizione, divieto e obbligo e altri 266 tra indicazioni e informazioni varie e, nonostante le possibili modifiche, è più che sufficiente per regolare il moderno traffico militare che, per il proprio esercizio, può comunque usufruire di deroghe.

Tuttavia anche per i militari esistono ancora tre categorie stradali, ovvero: a) segnali di classe dei ponti; b) segnali di pericolo, di prescrizione e di normali indicazioni; c) segnali campali temporanei. Sul Ponte Fener che unisce le sponde bellunesi e trevigiane del Piave, pare ci siano ancora seppur corrosi dalla ruggine, delle vecchie indicazioni rappresentanti un “classe di ponte”, ma senz’altro non saranno le uniche vista la quantità di fiumi in Italia, ma cosa rappresentavano?

A livello internazionale tra Eserciti NATO e gli enti proprietari delle strade, si svilupparono dei simboli convenzionali, come quel disco giallo posto sui mezzi.

Il numero in nero interno al disco, rappresentava la Ptt (massa a pieno carico) del veicolo che doveva risultare inferiore o uguale a quello posto all’inizio del ponte e, in taluni casi in base alle caratteristiche, il transito poteva avvenire contemporaneamente sui due lati del ponte oppure a senso unico.

Altre tipologie di cartelli segnaletici romboidali e blu, rappresentavano le direzioni consentite, altri ancora con una crocerossa, i percorsi da seguire per lo sgombero dei feriti. Altre insegne riportavano le aree in blackout, le zone minate, gasate o non frequentabili per la presenza batteriologica. In ogni caso diversi segnali erano simili a quelli utilizzati in ambito civile, come alcuni divieti di svolta o il segnale di stop.

Mezzi militari rinforzati

Abbiamo sempre sottolineato che i veicoli militari, anche se in alcuni casi derivati da un omonimo civile, risultano rinforzati. Spessori maggiori dei telai e sospensioni maggiorate sono solo alcuni degli accorgimenti che esistono senza che ce ne accorgiamo quando gli osserviamo catturati dalla loro mole operativa.

La maneggevolezza di un mezzo è spesso legata alle sue corte dimensioni, all’angolo di sterzo etc, e in molti casi significa più versatilità se è addirittura predisposto a un carico superiore agli standard civili. Jeep J8, VM90, Astra, MUV 70/20, sono mezzi strutturati per sforare parecchio alle direttive civili di segmento e le stesse abilitazioni di guida militare, ad esempio il Mod. 3, hanno un range di massa ben superiore all’equivalente patente B civile.

Ottimizzando i carichi con queste regole costruttive militari, la massa risulterà più concentrata, quindi la scelta del percorso diventa un fattore da non sottovalutare. Tuttavia se crollano i ponti non è colpa delle forze armate, sottolineamolo bene, semmai da chi non esegue la manutenzione, vedi il Ponte Morandi o il crollo del ponte di Albiano Magra ad Aulla durante il lockdown di aprile.

Tra i trasporti più pesanti effettuati dall’Esercito c’è sicuramente la movimentazione carri armati affidata a IVECO ASTRA 88.50 TIM 8×8, che nel complesso trattore semirimorchio conta di ben dieci assi. È bene riportare ancora una volta, che l’Esercito già dalla fine del secolo scorso ha attuato una politicy di ottimizzazione dei mezzi, poche piattaforme e una sostanziale polifunzione. Per cui ogni attività di movimentazione svolta dai vari comandi di reggimento può contare sul mezzo più appropriato e su una formazione costante del personale, come avviene negli step proposti dall’Arma dei Trasporti e Materiali, una realtà poco nominata ma una colonna portante del Sistema Esercito.

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