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ESCLUSIVA. Esercito: Con il 3° REOS alla scoperta delle attività operative ad alto rischio

Viterbo (dal nostro inviato). Sono molte le attività operative del 3° REOS (3º Reggimento Elicotteri Operazioni Speciali “ALDEBARAN”) dell’Esercito di stanza a Viterbo, comandato dal Colonnello Loreto Bolla.

Un CH-47F in atterraggio

Il REOS viene costituito il 10 novembre 2014 a Viterbo ereditando il nome e la bandiera di guerra del disciolto 3° Reggimento AVES “Aldebaran” di Bresso (Milano), assorbendo diverse unità preesistenti. Infatti, il 19 novembre 2014, la bandiera di guerra appartenuta al 3° “Aldebaran”, custodita presso il Sacrario delle Bandiere al Vittoriano di Roma, venne concessa al 3° REOS a conferma della prosecuzione delle tradizioni di quella Unità.

Il reggimento è stato costituito a seguito di uno specifico progetto dello Stato Maggiore dell’Esercito nell’ambito della riorganizzazione del comparto Forze Speciali dell’Esercito Italiano, elevandolo a livello reggimento allo scopo di renderlo in grado di esprimere un supporto più aderente alle Forze Speciali, e, in particolare, di fornire il framework di un cosiddetto “Special Operations Air Task Group”, ovvero di un’organizzazione di Comando e Controllo di più pedine operative, anche di provenienza interforze e internazionale.

Un pilota del 3° REOS in attività di volo

Oggi il reggimento è alle dirette dipendenze del Comandante dell’Aviazione dell’Esercito, con un collegamento a livello addestrativo con il Comando delle Forze Speciali dell’Esercito (COMFOSE), nell’ambito del Comando delle Forze Operative Terrestri e Comando Operativo Esercito (COMFOTER-COE).

Il REOS costituisce la componente ad ala rotante per le Operazioni Speciali della Forza Armata e, più in generale, fa parte del Comparto Operazioni Speciali della Difesa, conducendo attività di Supporto Aereo alle Operazioni Speciali. In questo senso, in ambito NATO, il 3° REOS è qualificato a costituire il framework di uno Special Operations Air Task Group.

Inoltre, nel 2019, come ricorda il Colonnello Bolla, “il reggimento ha ricevuto dal Sig. Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, nell’ambito delle sue linee guida, una nuova missione, ovvero l’incarico di sviluppare la cosiddetta capacità di Personnel Recovery Avanzato.

Si tratta di attività di Personnel Recovery con un riferimento specifico al Comparto Operazioni Speciali e si definisce avanzato in quanto il nostro personale che costituisce la c.d. Extraction Force potrebbe essere schierato tramite aviolancio. In questo modo sarà possibile recuperare il personale isolato (Isolated Personnel) garantendo una capacità di intervento più veloce e aderente, per poi effettuare in seguito il recupero con gli elicotteri del reparto”.

GLI ELICOTTERI DEL REOS

Le flotte oggi a disposizione del 3° REOS sono tre e forniscono un ottimo ventaglio di opzioni.

Iniziamo dall’HH412. Il suo impiego oggi è ipotizzabile soprattutto per ricognizioni e interventi in aree urbane.

Ricordiamo, infatti,  che il reggimento partecipa a diversi piani di contingenza della NATO e nazionali, compresi quelli per eventuali attività in concorso con le Forze di Polizia in caso di atti terroristici.

Per quanto riguarda l’UH90, che nell’Aviazione dell’Esercito (AVES) vengono chiamati TTH, Tactical Transport Helicopter, sono elicotteri ormai operativi anche nei Teatri esteri, Afghanistan e Iraq, dove hanno assicurato e incrementato la capacità operativa dell’AVES.

Il REOS ha avuto in servizio UH90 fin dalle prime configurazioni. Garantisce un’ottima proiettabilità, ottime capacità di trasporto e anche ottimo volume di fuoco, ed è dotato di sistemi di protezione moderni, sia attivi sia passivi.

Inoltre, il 3° REOS ha in dotazione il CH47-F, considerato un elicottero da trasporto medio ma che in verità è l’elicottero “pesante” che la Forza Armata e la Difesa hanno a disposizione. Anch’esso garantisce eccellenti capacità di proiezione anche con sistemi aggiuntivi che, nel caso, possono aumentare l’autonomia di volo (il c.d. sistema ERFS – Extended Range Fuel System). Ha eccellenti capacità di carico utile, può essere protetto da sistemi di protezione balistica e può essere armato pesantemente con sistemi d’arma moderni quali l’M3M calibro 12,7mm o l’M134 “Minigun”, calibro 7.62mm.

Il recupero del personale isolato

Tutti questi elicotteri garantiscono al reparto credibili opzioni di intervento in un ragionevole contesto di sicurezza.

Infine, è prevista l’assegnazione del nuovo elicottero LUH (Light Utility Helicopter), su base AW169, che fa parte di un programma di ammodernamento delle flotte che si sta concretizzando proprio in questi mesi, con la consegna dei primi due aeromobili al 2° Reggimento AVES “Sirio” di stanza a Lamezia Terme.

L’elicottero LUH sostituirà le cosiddette linee “legacy”, razionalizzando le attuali linee operative e arriverà in forza al REOS e ad altri reggimenti dell’AVES nei prossimi anni.

LE ATTIVITA’ OPERATIVE DEL 3° REOS

Il REOS partecipa alle attività operative e addestrative dell’Aviazione dell’Esercito, anche nei Teatri Operativi.

Gli equipaggi del reggimento sono infatti in grado di assolvere i compiti delle unità aeree multiruolo convenzionali in condizioni di alto rischio, laddove non sia possibile l’impiego delle stesse.

A proposito dei Teatri operativi e della composizione dei pacchetti di forze, il Colonnello Bolla spiega che l’impiego congiunto di linee da trasporto come UH90 e CH47 con gli elicotteri c.d. “da esplorazione e scorta” AH129 non è una legge intoccabile e che bisogna essere coscienti dei rischi della c.d. “afghanizzazione dello strumento”, ovvero dell’attagliamento delle procedure a uno scenario operativo che non è generale ma peculiare e che non può quindi diventare una regola fissa.

Una discesa in Fast Rope

Perché? Ecco la sua spiegazione: “Gli UH e i CH sono stati dotati di armi di bordo dall’impressionante volume di fuoco come la Minigun 134, l’M3M e altre. Questo significa che i nostri elicotteri grazie anche alle protezioni balistiche, a sistema di autodifesa adeguati e aggiornati come il SIAP che possiede contromisure per la minacce missilistica e radar, sono altamente protetti.

La protezione dei 129, pur essendo altamente auspicabile e in alcuni Teatri considerata addirittura indispensabile, non è detto che lo sia nei futuri scenari operativi”.

Il 129, ragiona ancora il Comandante del 3° REOS, “ha eccellenti caratteristiche ma anche prestazioni diverse dalle altre macchine. La cooperazione con gli equipaggi 129 è sempre stata eccellente e ha garantito grande sicurezza ma tutto dipende dalla missione assegnata ovvero dall’autonomia necessaria, dal livello di minaccia che si deve fronteggiare e soprattutto dalla composizione del pacchetto di forze amiche”.

Infatti, “oggi – aggiunge il Colonnello – non è realistico prevedere nell’ambito delle Operazioni Speciali l’intervento singolo di una Forza Armata (forse neanche di un solo Paese).

E’ più probabile che tutto avvenga in ambito interforze, con il supporto ad esempio di assetti navali della Marina Militare o ad ala fissa dell’Aeronautica Militare utilizzando magari capacità di Guerra Elettronica o CAS o di supporto al suolo. A livello dottrinale e nei fatti, le Operazioni Speciali sono condotte, per loro natura, in una dimensione “Joint” ovvero condotte da pacchetti di natura interforze (e probabilmente multinazionali).”

LA DOTTRINA NATO DELLE OPERAZIONI SPECIALI 

La Dottrina NATO delle Operazioni Speciali esiste da anni sotto l’egida di un quartier generale ad-hoc ovvero l’NSHQ (NATO Special Operations Headquarters) con sede a Shape (Belgio). Questo Comando ha anche il compito di organizzare  diversi corsi per implementare e far conoscere questa dottrina ai vari livelli degli staff.

A livello nazionale, tramite il COFS (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali), questa dottrina viene implementata e utilizzata per l’addestramento interforze, sia per la componente terrestre, sia per i reparti di volo dedicati/orientati alle OS.

Un’attività di recupero di personale isolato

Infatti, ogni anno si tengono una o più esercitazioni denominate “Force Integration Training”, principalmente per i reparti di volo che conducono attività SAOS (Supporto Aereo alle Operazioni Speciali), e un “main event” annuale cui partecipano in forze tutti i componenti del Comparto, con scenari realistici a difficoltà crescente, denominati “Gazza Ladra” o “Notte Scura”.

I manuali NSHQ sono la base comune per l’addestramento del Comparto, in modo che “tutti parlino la stessa lingua”. Inoltre, nel 2019 lo Stato Maggiore della Difesa (SMD) ha emanato una Direttiva per standardizzare l’addestramento e la formazione dei reparti che conducono SAOS, istituendo la qualifica di Equipaggio di Volo per Operazioni Speciali (EVOS).

E’ stato così standardizzato l’iter per tutte le Unità di Volo per OS, in modo che i corsi di qualifica di Esercito, Marina Militare e Aeronautica Militare siano equivalenti nella parte generale e, ancora una volta, favorire la migliore integrazione possibile.

Questo significa, evidenzia il Colonnello Bolla che “un pacchetto di elicotteri può essere comandato, a livello tattico, da un pilota di ogni Forza Armata, senza differenze. Non solo con aeromobili dedicati alle Operazioni Speciali ma anche aeromobili o velivoli che solo per quell’occasione possono essere stati messi a disposizione”.

Altra caratteristica peculiare delle Operazioni Speciali è che esse richiedono un supporto Intelligence puntuale, dettagliato e il più tempestivo possibile, di massima con una natura delle informazioni che differisce da quella delle forze convenzionali.

In effetti il rischio ipotetico molto elevato necessita di essere mitigato tramite il più ampio accesso possibile a tutte le fonti: IMINT, SIGINT, HUMINT ecc.

In caso di arrivo un “Warning” per una missione imminente, il 3° REOS analizzerà la missione e le informazioni a disposizione e le integrerà con delle RFI (Request For Information) in modo da attagliare e dettagliare il quadro informativo.

LE ATTIVITA’ DI FARP (FORWARD ARMING & REFUELLING POINT)

Assistiamo con il personale del 3° REOS impiegato in fase addestrativa allo schieramento di un FARP.

La predisposizione di un FARP

In generale, afferma il Colonnello Bolla, “le unità di elicotteri soffrono di limiti oggettivi in termini di autonomia operativa, in particolare per carburante e munizioni. Si rendono quindi necessarie delle attività di rifornimento presso organizzazioni logistiche ad-hoc chiamate appunto FARP (Forward Arming and Refuelling Point, o, in italiano, “Posto Avanzato di rifornimento munizioni e carburante”), volte a incrementare operativamente l’autonomia e il raggio d’azione degli assetti”.

I FARP non sono altro che strutture logistiche campali, quindi per definizione temporanee e mobili, schierate sul terreno per un tempo strettamente necessario ad assolvere la loro funzione.

L’Aviazione dell’Esercito in generale e il REOS in particolare sono completamente autonomi in termini di capacità FARP, sia come schieramento, sia come gestione delle attività.

Quello cui abbiamo assistito noi era un Posto di Rifornimento Eliportato o “Jump FARP”, cioè una soluzione che prevede il trasporto dell’assetto FARP su aeromobili configurati allo scopo verso zone di rifornimento individuate a priori dove il FARP verrà approntato, gestito e protetto in totale autonomia.

Per schierare un FARP occorre che l’area da occupare sia ben occultata dagli occhi nemici per proteggere gli assetti che saranno impiegati, quindi più la zona è protetta dall’osservazione (ad esempio grazie a una folta vegetazione), meglio è.

L’ampiezza dell’area dipende dagli aeromobili coinvolti ovvero dipende da quanti elicotteri saranno chiamati a rifornirsi di carburante, ad armarsi di munizioni o quanti abbisogneranno di piccole riparazioni. Ovviamente la dimensione va calcolata in fase di pianificazione. Tutti sanno quali sono gli assetti che si potrebbero presentare al FARP e viene pianificata anche la quantità di carburante da erogare.

Si predispone il serbatoio per l’erogazione di carburante

Possiamo definire il tutto come una sorta di “pit-stop” proprio delle gare di Formula 1, dove è vitale anche la tempistica delle attività. Tutto, infatti, si deve svolgere rapidamente e in sicurezza per evitare di essere individuati dal nemico. Ad ogni modo, in caso di impiego reale, una squadra di protezione vicina e medio-vicina proteggerebbe l’area delle attività e i mitraglieri di bordo degli assetti parteciperebbero al dispositivo di sicurezza a protezione degli elicotteri. Sarebbe inoltre ipotizzabile un livello superiore e allargato di protezione, tramite assetti Aerei a Pilotaggio Remoto (APR o droni per intendersi), elicotteri AH129 o assetti ad ala fissa.

In zone particolarmente vicine alle forze nemiche tutte le attività nel dispositivo FARP dovrebbero essere condotte di notte, con l’esclusivo utilizzo di luci non visibili (ovvero nello spettro IR) e il più velocemente possibile.

Questa velocità è assicurata dal poter distribuire su più linee il carburante a pressione, anche con gli elicotteri in moto (c.d. “Hot Refuelling”), a tutti gli aeromobili a valenza operativa dell’Aviazione dell’Esercito.

In questo caso la tempistica è dunque fondamentale e in meno di 15 minuti deve essere tutto pronto per l’arrivo degli elicotteri che si devono rifornire.

Per l’attività alla quale abbiamo assistito sono state realizzate due piazzole di rifornimento giusto dietro e ai lati di un elicottero CH-47F che aveva funzione di distributore del carburante con due serbatoi aggiuntivi di tipo ERFS (CH detto anche “Fat Cow” in questa configurazione).

A margine dell’area sono state inoltre attivate due aree, rispettivamente, una per espletare piccole manutenzioni e una per il riarmo, nel caso gli elicotteri UH-90 impegnati nell’esercitazione ne avessero avuto bisogno.

Se un elicottero dovesse arrivare al FARP con problemi più o meno gravi verrebbe indirizzato nella piazzola manutenzione.

Nel caso però i danni non permettessero di riprendere il volo, su ordine, un CH-47 potrebbe recuperare l’aeromobile e riportalo in base/zona sicura.

Importante è anche il ruolo di un Addetto al Traffico Operativo che gestisce, in ingresso e in uscita, l’arrivo e la ripartenza degli elicotteri, assegnando le piazzole a seconda delle priorità e delle necessità dell’equipaggio. Squadre antincendio addestrate in modo specifico sono sempre pronte ed equipaggiate in caso di necessità.

La predisposiziione per il rifornimento NH

Mentre gli specialisti di bordo riforniscono e garantiscono la sicurezza, in ciascun elicottero i due piloti rimangono nel cockpit a motori accesi nel caso si rendesse necessario un ridecollo immediato.

In questo caso vengono sganciati i tubi e il personale viene imbarcato con immediatezza.

Il Colonnello Bolla conclude. “non possiamo divulgare dati circa le capacità in termini di elicotteri che si possono rifornire e in quanto tempo, ma posso assicurare che si tratta di una capacità realistica e particolarmente attagliata alle esigenze del REOS, della Forza Armata e del Comparto OS, soprattutto in ipotesi d’impiego che prevedano lo schieramento del framework di un SOATG oppure in esecuzione dei diversi piani di contingenza, sia nazionali sia dell’Alleanza”.

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