Il Battaglione sciatori “Monte Cervino”

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diavoli-bianchi
1940 – 1943 I Diavoli Bianchi
Gli Alpini sciatori nella Seconda Guerra Mondiale. Storia del Battaglione Monte Cervino.

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tandura
Tre Mesi di spionaggio oltre il Piave
Esce in occasione del 90° dell’inizio della Grande Guerra la ristampa anastatica di TRE MESI DI SPIONAGGIO OLTRE PIAVE – AGOSTO, OTTOBE 1918. Si tratta del racconto autobiografico riguardante il periodo che Alessandro Tandura passo’ nei territori occupati dall’Esercito Austro-ungarico, nascosto sulle pendici del col Visentin, per trasmettere con l’aiuto di mezzi di fortuna (non ultimi, i piccioni viaggiatori) notizie utili agli alleati per risollevare le sorti della Guerra fino all’epilogo della Battaglia di Vittorio Veneto. Tandura venne scelto per la sua conoscenza dei luoghi e nel suo racconto emerge la divertente ed umanissima descrizione del lancio in territorio nemico, che lo fece passare alla storia come il primo paracadutista in azione di guerra. Il libro usci’ in prima edizione nel ’34. Kellermann lo ripropone come documento di una storia che appartiene a tutti, senza retorica o celebrazioni: come lo stile narrativo di Tandura.

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uomo a terra
 UOMO A TERRA !
Storie vere di nove soldati feriti in missione in Afghanistan raccolte dal medico del Rgt. Alpini Paracadutisti Monte Cervino. Il libro e’ stato osteggiato dalle gerarchie militari, restie a svelare che in zona d’operazioni non solo si muore, ma si rimane anche feriti gravemente e mutilatiStorie vere di nove soldati feriti in missione in Afghanistan raccolte dal medico del Rgt. Alpini Paracadutisti Monte Cervino. Il libro e’ stato osteggiato dalle gerarchie militari, restie a svelare che in zona d’operazioni non solo si muore, ma si rimane anche feriti gravemente e mutilati

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Libro Orazio Sguazzero

“Non era un fiore era un’ortica”
Compagnia Alpini Paracadutisti 1964

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cop

Alpini paracadutisti. 1952-2015, sessantatre anni di storia come li ha vissuti e li ricorda il generale Davide Allio

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Nome in codice: Ares. Le missioni, le battaglie, la formazione di un eroe italiano

Roma, Altare della Patria, 4 novembre 2014. Le bandiere che palpitano al vento. L’applauso della folla. Le strette di mano delle autorità. Una medaglia d’oro al valor militare appuntata sul petto. «Fulgido esempio…», «ferito a una gamba…», «sprezzo del pericolo…», «non esitava a frapporsi… Le parole, solenni, scivolano via tra gli squilli di tromba, mentre il nastro della memoria si riavvolge e riaffiorano immagini, rumori, voci e sensazioni confuse, come il sapore del sangue che impasta la bocca o gli schiocchi dei colpi dei kalashnikov che frustano il terreno. E in un istante tutto sembra tornare a un mattino di quattro anni prima, nell’assolata valle del Murghab, nell’Afghanistan settentrionale-Se fosse un film, probabilmente inizierebbe così. Ed è proprio così che comincia questa storia, la storia di Andrea Adorno, caporale maggiore capo del 4° reggimento «Monte Cervino» dell’esercito italiano. La differenza, però, è che quella di Andrea è una storia vera, culminata nella battaglia del 16 luglio 2010, quando, durante un’operazione di rastrellamento nel villaggio di Bozbai situato sulla riva destra del fiume Murghab, Adorno e i suoi compagni delle truppe speciali vennero sorpresi dalla violenta reazione degli insurgents afghani. Nello scontro a fuoco Andrea rimase gravemente ferito tuttavia continuò a combattere per prò gere i militari del suo plotone, fino a quando non furono tutti al sicuro. Una storia di eroismo, quindi. Ma non solo. Quella dell’alpino-paracadutista Andrea Adorno, infatti, è una vicenda per altri versi esemplare, fatta di rinunce e duro addestramento, di sogni e speranze, di sacrifici e dedizione assoluta ai propri compagni, alla patria e al proprio ruolo di militare di un paese democratico impegnato ogni giorno – in Iraq come in Bosnia o in Afghanistan -a costruire un futuro di pace.

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