Tatuaggi Esercito: i militari possono avere tatuaggi?

Tatuaggi Esercito è un binomio che può funzionare? È questo uno degli interrogativi che molti giovani si pongono nel momento in cui decidono di partecipare ad un concorso per entrare nell’Esercito Italiano. Vediamo dunque di sfatare qualche leggenda e fare chiarezza, facendo riferimento a quanto viene riportato in merito dalla direttiva sui tattoo militari dello Stato Maggiore dell’Esercito sulla Regolamentazione dell’applicazione di tatuaggi da parte del personale militare dell’Esercito. Ogni vostro dubbio sarà così chiarito!
Tatuaggi Esercito: ecco tutto quello che c’è da sapere sulla normativa

Innanzitutto, per fare chiarezza in merito ai tatuaggi nell’esercito, e più in generale ai tatuaggi militari, riportiamo quanto scritto nella normativa sulla Regolamentazione dell’applicazione di tatuaggi da parte del personale militare dell’Esercito. La direttiva dello Stato Maggiore dell’Esercito non consente al personale delle Forze Armate di apporsi tatuaggi o piercing in parti visibili del corpo con le seguenti uniformi:

per il personale maschile, uniforme servizio estiva;
per il personale femminile, uniforme servizio estiva con gonna e scarpe decolleté;
per il personale di entrambi i sessi, uniforme ginnica prevista dai rispettivi regolamenti interni.

Inoltre, sempre secondo la normativa, sono assolutamente proibiti, su qualsiasi parte del corpo, i tatuaggi che abbiano contenuti osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, di discriminazione religiosa o che comunque possano portare discredito alle Istituzioni della Repubblica Italiana ed alle Forze Armate.

Sono da considerarsi tatuaggi osceni quelli che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore, la decenza, il decoro e la convenienza, ovvero risultino ripugnanti e volgari. In tale categoria, sono da annoverarsi i tatuaggi con incitamenti lussuriosi e contenuti libidinosi o amorali. I tatuaggi con riferimenti sessuali sono, invece, quelli che, oltre ad avere contenuti lussuriosi, libidinosi o amorali, tendono a discriminare gli individui sulla base delle tendenze sessuali. Come già detto, non sono accettati i tatuaggi razzisti o di discriminazione religiosa, ovvero quelli che tendono ad esaltare una razza o una religione o esprimono discredito o intolleranza verso persone in base alla razza, all’etnia, all’origine nazionale, al sesso o alla religione professata. In ultimo, secondo la normativa sui tattoo militari, non sono accettati i tatuaggi che possono portare discredito alle Istituzioni dello Stato ed alle Forze Armate, ovvero quelli in opposizione alla Costituzione o alle leggi dello Stato italiano, quelli che fanno riferimento all’appartenenza a gruppi politici, ad associazioni criminali o a delinquere, incitano alla violenza e all’odio o fanno riferimento alla negazione dei diritti individuali o, ancora, sono in opposizione ai principi cui si ispira la Repubblica Italiana.
Tatuaggi Esercito: possibili o no?

Negli ultimi anni la diffusione del fenomeno del tatuaggio ha dilagato tra i ragazzi e le ragazze; allo stesso tempo, un numero crescente di giovani ogni giorno decide di affacciarsi al mondo militare provando a partecipare ai concorsi di selezioni che danno l’accesso alla carriera nelle varie Forze Armate e Forze di Polizia. All’interno dei bandi di concorso vengono esplicitati i requisiti che ogni candidato deve possedere per poter presentare domanda di partecipazione (ogni concorso ha dei requisiti specifici in riferimento al ruolo da ricoprire – Requisiti VFP1 Esercito, Requisiti VFP4 Esercito, Requisiti Sergente Esercito, Requisiti Maresciallo Esercito, Requisiti Ufficiali Esercito, Requisiti Scuole Militari) e le prove a cui i concorrenti vengono sottoposti. Tra le prove da superare ci sono gli “accertamenti psico-fisici e attitudinali” in cui i concorrenti vengono sottoposti a test fisici e psicologici individuali e collettivi, visite mediche generali e specialistiche. Tra questi accertamenti ve ne è uno che fa riferimento proprio alla presenza/assenza di tatuaggi da parte dei candidati e che rimanda alla Regolamentazione dell’applicazione di tatuaggi da parte del personale militare dell’Esercito che abbiamo analizzato sopra.

Non è prassi consolidata, ma spesso, durante il primo giorno di accertamenti, i candidati devono compilare una dichiarazione sulla presenza o meno di tatuaggi sul proprio corpo. In seguito, durante visita medica, la commissione verifica la corrispondenza e la veridicità della dichiarazione iniziale del candidato e, successivamente, giudica la confacenza del tatuaggio alla normativa militare.

Le norme in merito, come abbiamo osservato, sono molto chiare e, come si legge nella direttiva dello Stato Maggiore dell’Esercito, “servono a prevenire e contenere situazioni che possano incidere sul decoro dell’uniforme e sull’immagine dell’Esercito”.

Tatuaggi Esercito: come fare ricorso in caso di esclusione

In sede di selezione, la presenza di tatuaggi può comportare un giudizio di esclusione dal concorso. C’è però un modo per far valere il proprio tatuaggio ai fini concorsuali (fermo restando le norme sopra citate). Il candidato, qualora reputi errata la valutazione di “non idoneità” espressa dalla commissione, può presentare un ricorso scritto e motivato entro trenta giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione. Nel documento, il candidato deve indicare le motivazioni che hanno condotto al parere negativo da parte della commissione dichiarando, al contempo, l’assenza della patologia ritenuta causa della sua inidoneità a ricoprire il ruolo. Il ricorso deve sempre essere accompagnato da un certificato medico proveniente da una struttura pubblica o convenzionata, che attesti l’assenza della suddetta patologia. Il candidato, inoltre, può fare richiesta di un nuovo accertamento psico-fisico attitudinale, da effettuarsi con una nuova commissione medica. Qualora il concorrente venisse nuovamente giudicato “non idoneo”, non può presentare un nuovo ricorso e viene escluso dal concorso. In caso contrario, il candidato viene riammesso alla selezione per affrontare le altre prove previste dal concorso, e viene rimborsato delle eventuali spese relative al ricorso.

 

FONTE: https://www.concorsiesercito.it

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